“OSCAR. La resistenza scout” – L.M. Pernice

Ma cosa succede allo scautismo durante il Ventennio fascista? Mussolini come prende l’esistenza di gruppi di giovani che vivono il servizio al prossimo e il contatto con la natura?

Non molto bene. Leggendo le parole di Mussolini vengono quasi i brividi: “Come supremo regolatore della vita nazionale, lo Stato non può rimanere inerte, lasciando totalmente all’iniziativa individuale, tale campo di azione, ma deve provvedere, con mezzi idonei, a preservare incorrotta la gioventù”. Troppo indipendenti, troppo individualisti, troppo cattolici questi scout. Lo Stato (rigorosamente con la -s maiuscola!!) non può delegare ad altre associazioni l’educazione dei giovani.

Di fronte a questa egemonia statalista, gli scout avviano la loro silenziosa e pacifica resistenza, la cui testimonianza risveglia una profonda commozione. Prima negli anni della giungla silente, in cui sparuti gruppetti scout si trovano in clandestinità per attività e campi estivi segreti. E in secondo luogo durante la guerra e la resistenza, quando nasce appunto OSCAR, l’organizzazione scout cattolici assistenza rifugiati. Il loro compito principale? Aiutare i rifugiati a scappare in Svizzera.

Decine e centinaia di ebrei, partigiani, rifugiati politici e personalità scomode trovano la salvezza in Svizzera, scortate con perizia nei sentieri transfrontalieri da giovani scout. Tra essi anche nomi celebri come Indro Montanelli o Amintore Fanfani, destinati ad avere un ruolo di primo piano nel Secondo Dopoguerra. Le case, le canoniche e le chiese diventano i nodi di una rete clandestina che si occupa di nascondere, fabbricare identità false e, in ultimo, espatriare chi rischia la vita per mano nazifascista.

Il contributo di questa organizzazione nel salvare le vite è preziosissimo e anche sottostimato (ovviamente mancano informazioni certe sul numero di persone salvate: troppo rischioso tenere dei registri). Ma la resistenza più importante che emerge in questa ricerca storica, è quella morale. Il rifiuto di cedere al brutto della guerra. L’idea di essere “ribelli per amore”. Di combattere senza odio, ma per servire il prossimo fino a raggiungere la santità.

Questo emerge con chiarezza nel rifiuto della vendetta. Quando, alla fine della guerra, si scatena la caccia all’uomo e partono le esecuzioni sommarie, è allora che emerge la vera forza morale di queste persone: OSCAR viene messa al servizio dei nazifascisti, per salvarli dal linciaggio e consegnarli alle autorità legittime per il processo. Colpisce la storia di don Giovanni Barbareschi, che salva dalla folla inferocita il caporale delle SS Franz Staltmayer per consegnarlo agli alleati. Don Barbareschi era stato, alcuni anni prima, in prigione una settantina di giorni, torturato e picchiato proprio da Staltmayer.

Volete un vero antidoto al totalitarismo? La promessa scout ha dimostrato di esserlo in modo eccelso:

Con l’aiuto di Dio,
prometto sul mio onore di fare del mio meglio
per compiere il mio dovere verso Dio e verso il mio Paese,
per aiutare gli altri in ogni circostanza,
per osservare la legge scout.


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