“Economia vegetale” – Luigino Bruni

Non sono un economista, ma tutte le volte che leggo Luigino Bruni, economista e storico del pensiero economico, parole e pensieri dell’autore scorrono con una tale logica, semplicità ed evidenza, che tutto risulta chiaro e comprensibile. Così è anche in questo suo ultimo lavoro dal titolo Economia vegetale. Con un sottotitolo estremamente esplicativo: Cosa poteva essere il capitalismo se avesse imparato dalle piante e cosa dovrebbe diventare nell’era dei beni comuni.

Secondo Bruni, leconomia, teorica e pratica, degli ultimi due secoli ha seguito un paradigma animale. Nel pensare alle imprese, in particolare, le ha immaginate come un uomo, o un cervo: il cervello, da cui tutto dipende, la divisione degli organi, che corrisponde alla divisione delle funzioni. Velocità di spostamento di fronte alle crisi (incendio, carestie, pericoli), come sanno ben fare gli animali, e gerarchia tra i vari organi.

Tuttavia, la logica animale non è l’unica che esiste sulla Terra. La grande quantità della vita sul pianeta è composta anche dalle piante. Le piante hanno seguito una strategia evolutiva diversa: hanno «scelto» di stare ferme, ancorate al suolo. Questa opzione fondamentale ha determinato il diverso sentiero evolutivo delle piante e indirettamente degli animali. Le piante, infatti, hanno dovuto imparare a conoscere perfettamente l’ambiente dove erano fissate, a sviluppare fino a venti sensi per misurare e monitorare tutto attorno a esse, perché se passi tutta la vita nello stesso luogo, quel luogo lo devi conoscere perfettamente. E siccome gli animali vivevano mangiando le piante, esse hanno dovuto sviluppare una grande resilienza, che le aiutasse a resistere e a continuare a vivere anche quando perdevano gran parte del loro corpo. E non avendo né cervello né organi, hanno dovuto imparare a pensare, vedere, sentire, comunicare con tutto il corpo, valorizzando soprattutto le periferie, le zone più a contatto con l’ambiente. Soprattutto hanno dovuto imparare a vivere in perfetta cooperazione con tutto il bosco, perché un albero sopravvive se sviluppa rapporti di mutualità con il bosco intero.

Per Bruni – ma credo sia sotto gli occhi di tutti – l’economia moderna non ha certo tratto ispirazione dalle piante e così è stata più vulnerabile: se colpisci un’impresa alla testa o al cuore, l’impresa muore. Se l’economia vuol veramente evolvere verso il sostenibile, deve diventare meno animale e più vegetale. Meno gerarchia e più potere distribuito, meno velocità, meno spostamenti fisici di persone e di merci, più ancoraggio al territorio, più capacità di pensare e di vedere con tutto il corpo.

Che fare, allora? Luigino Bruni propone delle possibili soluzioni, o meglio delle “piste” da seguire e da sperimentare, che vanno tutte, però, in una direzione: una considerazione globale, sociale, dei problemi, una rivalutazione della “società civile” in una dimensione di fraternità, la grande assente, dopo le conquiste operate negli ultimi secoli in ordine alla libertà e all’uguaglianza.

E in pratica? Se guardassimo bene nella nostra storia passata e presente – scrive Bruni – ci accorgeremmo che nel capitalismo europeo abbiamo conosciuto, e conosciamo, imprese organizzate secondo il paradigma vegetale: sono le cooperative. Il XXI secolo vedrà grandi cooperative orizzontali e vegetali, una slow economy legata al territorio, organizzazioni piatte, capaci di vedere, pensare, udire con tutto il corpo. Se non accadrà, la green economy (di cui oggi si parla tanto, così come l’altrettanto celebrata “transizione ecologica”) sarà l’ennesima verniciatura che non cambia la natura del modello economico. 

Stiamo per perdere tutto, la nostre civiltà, il nostro mondo: impariamo dalle piante e dalla loro intelligenza: sono accanto a noi da milioni di anni, ma non le abbiamo viste veramente. Per vederle dobbiamo rallentare la nostra corsa sfrenata, fermarci, guardarle, capire, e poi imparare. 


In questa pagina sono presenti link di affiliazione che garantiscono a questo sito una piccola quota di ricavi, senza variazione del prezzo per l’acquirente.

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.